Posturologia

Posturologia

Cos’è la Posturologia
È la Scienza Medica che studia il funzionamento del Sistema Posturale ed analizza la relazione tra lo squilibrio del Sistema Posturale e le patologie dell’apparato locomotore.
La malattia posturale insorge durante lo sviluppo infantile in seguito ad una anomala registrazione centrale dello schema corporeo, conseguente allo squilibrio di uno recettori periferici del Sistema Tonico Posturale, generalmente l’occhio, che trasmette al sistema nervoso centrale informazioni asimmetriche e ridondanti. La malattia posturale non può correggersi spontaneamente, perchè il Sistema Tonico Posturale si adatta alle entrate periferiche patologiche e trasmette la asimmetria di tensione muscolare a tutto l’apparato locomotore, mantenendo l’informazione aberrante in un circuito che si autoalimenta e si cristallizza. Da un punto di vista biomeccanico, una alterazione nella simmetria del tono delle catene muscolari è responsabile di sollecitazioni anomale a carico della colonna vertebrale e delle articolazioni periferiche, e favorisce l’instaurarsi di patologie infiammatorie e degenerative dell’apparato locomotore.
La correzione degli squilibri posturali è pertanto la terapia causale di svariate affezioni dolorose (artrosi, ernia discale, cefalea). La diagnosi posturologica consente al medico di individuare, tramite lo studio del tono muscolare, i recettori periferici e le interferenze centrali e periferiche responsabili di uno schema corporeo adattativo inadeguato rispetto ai parametri di normalità. La terapia consiste nella manipolazione dei recettori periferici, finalizzata a modificare, per via riflessa, lo schema corporeo a livello del Sistema Nervoso Centrale, e a ripristinare, nel tempo, la postura corretta.
IL CONCETTO DI GLOBALITÀ
La posturologia, come del resto altre discipline, per lo più di stampo “alternativo”, non può esistere se non all’interno di una concezione globale del corpo e della “malattia”. La posturologia si apre dunque al concetto di globalità e non può fare a meno di avvalersi dell’appoggio delle varie branche specialistiche della medicina. Allo stesso modo, se un dentista, un podologo, un “Mezierista”, un ortottista, un osteopata intendono “fare postura” dovranno obbligatoriamente aprirsi mentalmente verso le altre discipline e prendere in considerazione una collaborazione interdisciplinare, quantomeno avvalendosi di un posturologo. L’approccio globale non è dunque pura filosofia, ma è l’unico sistema pratico di fare postura.

Per riassumere brevemente questa prima parte possiamo dire che il Sistema Tonico Posturale (STP) coinvolge 3 attori protagonisti: i recettori (ovvero le cosiddette entrate del STP, che elencheremo nello specifico in seguito); il SNC e la muscolatura tonico-posturale. I recettori mandano un segnale di entrata (input) che viene elaborato a livello del SNC dal quale si avvia la risposta (output). Il segnale di output altro non è che il tono delle varie catene mio-fasciali, le quali come abbiamo detto, modificano l’atteggiamento posturale.
A livello posturale il lavoro diagnostico e terapeutico puro deve obbligatoriamente svolgersi nell’ambito del sistema di input (recettori); il lavoro a livello di output (Mezieres, Souchard ecc.) può servire come integrazione, ma non verrà trattato in questo specifico contesto.
LE “ENTRATE” DEL SNC
La postura è fortemente influenzata dalle informazioni provenienti dai vari recettori del STP. Le classiche “entrate” del STP sono:
• Piedi (varo e valgo, ossia avvolgimento e svolgimento dell’elica podalica)
• Bocca (occlusione)
• Occhi (disturbi della convergenza e forie)
Questi tre recettori sono sicuramente i più importanti: ma come è possibile ad esempio che un problema di propriocettività podalica o di malocclusione possa riverberarsi a livello di tutto il corpo provocando un disagio o un malessere in una zona (generalmente il rachide) anche lontana dai piedi o dalla bocca? Questo è possibile. Infatti dobbiamo immaginare il corpo come costituito non da muscoli a se stanti, ma da lunghe catene muscolari, peraltro ben descritte da vari autori (Denys-Struyf; Mezieres, Busquet), che collegano (assieme al tessuto connettivo e perciò definite catene mio-fasciali) l’intero organismo dalla testa ai piedi. E’ perciò abbastanza intuibile come un disequilibrio a livello dei piedi, come anche un problema di malocclusione, provochi a livello locale uno squilibrio muscolare che però non si limita in quella o quell’altra regione specifica, ma si propaga su tutta la catena muscolare e dunque potenzialmente su tutto l’organismo. Il fatto che in genere laddove compare il sintomo difficilmente risiede la causa del problema, conferma l’ipotesi appena espressa.
Altre entrate meno conosciute ma altrettanto importanti sono:
• Lateralità (destrimane e mancino hanno posture diverse ed opposte)
• Lesioni osteopatiche (limitazione o blocco del movimento di alcune importanti articolazioni)
• Esiti di colpo di frusta (problematiche che sempre di concezione osteopatica coinvolgono l’MRP ed il sistema cranio-sacrale)
• Cicatrici patologiche (principalmente quelle addominali che scaricano sul metamero mantenendo la muscolatura contratta e di conseguenza alterano la postura)
• Traumi fisici importanti (fratture, distorsioni agli arti inferiori)
• Deglutizione atipica (o viziata)
• Problematiche viscerali (vedi relazione contenente-contenuto)
• Problematiche psico-emotive (il maniacale avrà una postura ben diversa dal depresso)
La descrizione di ciascuna di queste entrate meriterebbe un articolo apposito; questa non è la sede, basti solo ricordare che a modificare l’atteggiamento posturale sono molti elementi e tutti hanno una loro importanza.
L’ADATTAMENTO
Ovviamente non tutti gli squilibri muscolari generano un problema fisico specifico, altrimenti non saremmo in grado di sopportare la ben che minima disarmonia. E’ evidente che l’organismo è in grado, grazie alle leggi cui tende (equilibrio, economia e confort), di compensare e porre rimedio agli squilibri attraverso la capacità di adattarsi. Dobbiamo immaginare la capacità di adattamento del corpo (leggi limite oltre il quale percepiamo il dolore o comunque si manifesta una sintomatologia) come un vaso. Le problematiche che via via accompagnano l’individuo nel corso della sua vita (lesioni, traumi, cicatrice, malocclusione ecc.) si sommano e vanno a riempire questo “contenitore”. Le capacità di adattamento non sono infinite: quando le problematiche sono molte ed importanti il vaso è inevitabilmente colmo e a quel punto basta anche una piccola goccia (un piccolo problema) per farlo traboccare. E’ evidente che ragionando in questi termini, la persona più “storta” del mondo può non presentare il benché minimo dolore, mentre un soggetto apparentemente equilibrato può manifestare numerose sintomatologie. Non esiste di fatto una correlazione diretta tra dolori e postura anche se è pur vero che un soggetto ben equilibrato da un punto di vista posturale ne trarrà senz’altro beneficio soprattutto a lungo termine, specie se praticante un’attività sportiva.
LA NON LINEARITÀ ED IL CONCETTO DI INTERRELAZIONE RECETTORIALE
Come si evidenzia dalla Figura 2, è compito del SNC integrare le informazioni in entrata (input) al fine di elaborare un determinato output. Dobbiamo altresì sottolineare che non ci troviamo all’interno di un sistema lineare, in cui esiste cioè un rapporto diretto causa-effetto, ma all’interno di un sistema detto appunto non lineare in cui per dirla brutalmente 1+1 non fa 2. E’ infatti a livello del computer centrale che tali informazioni vengono integrate tra loro; la risposta (output) si evidenzia con l’alterazione tonica delle catene muscolari, responsabili a loro volta dell’atteggiamento dei vari segmenti corporei ed in definitiva della postura finale del soggetto